NewsScreening neonatale approfondimento

I difetti prossimali del ciclo dell’urea sono adatti per lo screening neonatale

I difetti prossimali del ciclo dell’urea sono adatti per lo screening neonatale

Secondo un team di ricercatori americani queste patologie soddisfano tutti i principi per poter essere sistematicamente diagnosticate alla nascita

Seattle (USA) – I difetti del ciclo dell’urea (UCD) sono un gruppo di sei malattie genetiche causate da un deficit degli enzimi necessari per l’incorporazione dell’ammonio nell’urea: l’ammonio, infatti, viene prodotto continuamente dal metabolismo delle proteine e, nel fegato, viene trasformato in urea, a sua volta eliminata attraverso le urine. I difetti del ciclo dell’urea portano perciò a una ridotta eliminazione dell’ammonio, che è una sostanza altamente tossica per il sistema nervoso centrale.

Le sei malattie, in ordine decrescente di gravità, sono: deficit di N-acetilglutammato sintasi (NAGS), deficit di carbamil-fosfato sintasi (CPS), deficit di ornitina-transcarbamilasi (OTC), citrullinemia (CIT), aciduria argininosuccinica (ASA) e argininemia (ARG). I primi tre disturbi, nei quali l’iperammoniemia è più grave, sono chiamati prossimali, gli ultimi tre distali.

Se non trattati, i difetti prossimali possono essere letali o avere esiti avversi come la disabilità intellettiva: l’11% dei bambini muore entro il primo anno di vita e il 31% ha un considerevole ritardo nello sviluppo. La prognosi, inoltre, viene ulteriormente aggravata da diagnosi ritardate e procedure e trattamenti non necessari. Si tratta però di malattie che possono trarre vantaggio dallo screening neonatale, attraverso la diagnosi precoce e la prevenzione con un trattamento tempestivo.

Nonostante le attuali linee guida supportino lo screening prenatale come metodo ottimale, questo si rivolge solo alle popolazioni a rischio con una storia familiare positiva, e trascura quindi i pazienti affetti da esordio precoce o tardivo che non hanno una precedente storia familiare documentata. Per tale motivo, tre ricercatori della University of Washington di Seattle hanno eseguito una revisione della letteratura, per verificare se esistono delle evidenze che supportino l’inclusione di queste condizioni nei pannelli di screening neonatale. Lo studio è stato pubblicato sull’International Journal of Neonatal Screening.

Il team ha esaminato 31 articoli, dai quali è emerso che i test diagnostici necessari a rilevare i difetti prossimali del ciclo dell’urea sono attualmente disponibili in molti laboratori di chimica clinica, biochimica e genetica molecolare in tutto il mondo. Per lo screening neonatale può essere utilizzata la spettrometria di massa tandem; tuttavia, la citrullina e la glutammina da sole non sono specifiche come biomarcatori. Ad ogni modo, in futuro, il miglioramento degli algoritmi di screening per aumentarne la sensibilità e la specificità consentirà una diagnosi e un trattamento sempre più precoci, che miglioreranno i tassi di disabilità e mortalità. Considerata, infine, l’esistenza di trattamenti per queste condizioni, la conclusione dei ricercatori è chiara: lo screening neonatale soddisfa tutti i principi medici, diagnostici, terapeutici e di salute pubblica esistenti.

Lo studio – ammettono gli autori – ha però due limiti. “Il primo è l’assenza di analisi costo-efficacia pubblicate: a tal fine sono necessari dei progetti di collaborazione con i programmi di screening neonatale che attualmente includono i difetti prossimali del ciclo dell’urea, perché forniscano delle stime sui costi relativi alle procedure diagnostiche e sui costi indiretti che la ricerca di veri casi positivi comporta. Un altro limite è lo scarso numero di studi clinici che possano determinare la sicurezza e l’efficacia dei trattamenti disponibili”, spiegano i ricercatori di Seattle.

Negli Stati Uniti solo i difetti del ciclo dell’urea distali (i meno gravi) sono stati inseriti nel RUSP (Recommended Uniform Screening Panel), l’elenco federale di tutte le malattie genetiche raccomandate per lo screening neonatale. Attualmente, lo screening per il deficit di carbamil-fosfato sintasi (CPS) e per il deficit di ornitina-transcarbamilasi (OTC) è richiesto dalla legge rispettivamente in dieci e otto Stati americani. Quello per il deficit di N-acetilglutammato sintasi (NAGS) non è stato specificamente menzionato in nessuno Stato; tuttavia, lo screening per CPS e OTC rileva automaticamente anche i pazienti con NAGS.

Clicca QUI per sapere quali di queste patologie sono inserite nel pannello di screening neonatale esteso in Italia.

Prossimo articolo Screening neonatale per l'adrenoleucodistrofia: l'esperienza della Georgia
Articolo precedente Screening neonatale, a Monza e Padova uno studio pilota sulla malattia drepanocitica

Articoli correlati