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Malattie metaboliche ereditarie a esordio precoce: quando i sintomi si presentano prima della diagnosi

Malattie metaboliche ereditarie a esordio precoce: quando i sintomi si presentano prima della diagnosi

L’esperienza dell’Emilia-Romagna su oltre 379.000 neonati non mette in discussione l’importanza dello screening neonatale, ma suggerisce di non fare affidamento esclusivamente sui risultati di laboratorio

Bologna – In uno degli studi più completi finora condotti in Italia sull’interazione fra screening neonatale e presentazione clinica delle malattie metaboliche ereditarie, un gruppo di pediatri e specialisti italiani ha analizzato casi rari ma clinicamente cruciali in cui i primi sintomi patologici nei neonati sono comparsi prima che i risultati dello screening neonatale esteso fossero disponibili.

Lo screening neonatale esteso è considerato una pietra miliare della medicina preventiva: effettuato tra le 48 e le 72 ore di vita, consente di identificare molte malattie metaboliche prima che si manifestino i sintomi, permettendo terapie tempestive che possono cambiare radicalmente il decorso naturale della malattia. Tuttavia, secondo la ricerca condotta all’ospedale Sant’Orsola di Bologna, in alcuni casi – rarissimi ma clinicamente drammatici – certe malattie metaboliche possono manifestarsi tra il secondo e il quarto giorno di vita, precedendo quindi l’arrivo dei risultati del test di screening.

MALATTIE AD ALTO RISCHIO DI SCOMPENSO METABOLICO PRECOCE

Lo studio, pubblicato sulla rivista Children da un gruppo di ricercatori di Bologna, Parma e Piacenza, ha preso in esame i dati raccolti in 11 anni, tra il 2013 e il 2023, nella regione Emilia-Romagna, dove 379.013 neonati sono stati sottoposti a screening neonatale esteso. Durante questo periodo, 410 diagnosi pre-cliniche di malattie metaboliche sono state effettuate con successo grazie allo screening, con un’incidenza complessiva di 108 casi ogni 100.000 neonati.

Tuttavia, sei neonati (circa 1,58 ogni 100.000 nati vivi) hanno sviluppato sintomi clinici gravi prima ancora che i risultati del test fossero disponibili. Le malattie identificate in questi sei casi rientrano principalmente in tre gruppi ad alto rischio di scompenso metabolico precoce: i disturbi del ciclo dell’urea (UCD), come la citrullinemia di tipo I e l’aciduria argininosuccinica; l’acidemia metilmalonica (MMA), un tipo di acidemia organica, e il deficit di acil-CoA deidrogenasi a catena media (MCADD), un disturbo del metabolismo degli acidi grassi.

SINTOMI PRECOCI E DECORSO CLINICO DRAMMATICO

Nei casi descritti, i neonati sani alla nascita hanno mostrato, già tra il secondo e il quarto giorno di vita, segni di grave compromissione metabolica e neurologica: tachipnea, letargia, iperammoniemia, acidosi metabolica, ipotonia, convulsioni e insufficienza di organi vitali. In uno dei casi più complessi, un neonato ha sviluppato un’iperammoniemia estremamente elevata (770 µmol/L), comportando la necessità di terapia intensiva, dialisi peritoneale e terapia anticonvulsivante; purtroppo, a distanza di anni, persiste un quadro di encefalopatia epilettica residua.

Un altro neonato si è aggravato rapidamente nonostante gli sforzi terapeutici intensivi: come il primo, si è rivelato essere affetto da citrullinemia di tipo 1, malattia che lo ha portato alla morte alla terza settimana di vita. Queste storie cliniche, analoghe per gravità, sottolineano come i segnali sintomatologici possano insorgere in modo improvviso e progressivo, rendendo indispensabile un alto livello di vigilanza clinica da parte dei neonatologi e dei pediatri fin dalle prime ore di vita.

LIMITI E SFIDE DELLO SCREENING NEONATALE

Lo studio evidenzia un paradosso clinico: anche quando lo screening è effettuato correttamente tra le 48 e le 72 ore, i risultati richiedono ancora tempo per essere processati e comunicati, e ciò rende possibile che sintomi devastanti compaiano prima della diagnosi di laboratorio. La tempistica dello screening è stata accuratamente calibrata per bilanciare accuratezza diagnostica e affidabilità biologica: campionare troppo presto – prima delle 48 ore – può portare a falsi positivi o falsi negativi, perché molti marker metabolici oscillano fisiologicamente nelle prime ore di vita. Allo stesso tempo, raccogliere il campione entro 48–72 ore e ottimizzare la logistica di trasporto e analisi resta la migliore strategia attualmente disponibile, pur con limiti fisiologici e operativi.

I ricercatori sottolineano che screening e clinica devono andare di pari passo: è essenziale una formazione specializzata per gli operatori sanitari nei reparti di maternità e nelle terapie intensive neonatali, per riconoscere tempestivamente i segnali sospetti di malattie metaboliche gravi. La diagnosi precoce, insieme a interventi empirici (come stabilizzazione metabolica e supporto nutrizionale), può salvare delle vite anche prima dell’esito dello screening; inoltre, le tecnologie emergenti, come il sequenziamento genomico ultra-rapido o i test metabolici point of care (esami diagnostici immediati e affidabili eseguiti direttamente dove si trova il paziente: a letto, a casa, in ambulatorio) potrebbero integrare il processo diagnostico nei neonati ad alto rischio, con tempi di risposta molto più rapidi rispetto ai metodi tradizionali.

UN EQUILIBRIO TRA I RISULTATI DI LABORATORIO E UN APPROCCIO CLINICO ATTENTO

Lo studio degli specialisti emiliano-romagnoli non mette in discussione l’importanza dello screening neonatale esteso, che resta uno strumento di salute pubblica di enorme impatto positivo. Tuttavia, fa emergere con forza un messaggio clinico cruciale: quando i sintomi gravi compaiono in forme fulminee nei primi giorni di vita, non si può fare affidamento esclusivamente sul risultato di laboratorio. Questa esperienza spinge dunque verso un modello di cura multidisciplinare, che integri video-screening, diagnosi molecolare rapida, competenze neonatologiche e metaboliche, e una rete efficiente di supporto genetico e specialistico.

Lo studio rappresenta un contributo significativo per comprendere le limitazioni e le potenzialità dello screening neonatale. Anche se raro, l’esordio precoce di malattie metaboliche può precedere ogni notifica di laboratorio, e solo un approccio clinico attento e integrato può fare davvero la differenza nella sopravvivenza e nella qualità di vita di questi piccoli pazienti.

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