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ADA-SCID: positivi i risultati a lungo termine della terapia genica

ADA-SCID: positivi i risultati a lungo termine della terapia genica

I dati relativi ai 43 pazienti trattati dal 2000 ad oggi confermano un rapporto favorevole tra rischi e benefici

Uno studio pubblicato lo scorso 14 febbraio su Nature Medicine, firmato da medici e ricercatori dell’Istituto San Raffaele-Telethon per la terapia genica (SR-Tiget) di Milano, descrive i risultati a lungo termine della terapia genica per l’ADA-SCID, un’immunodeficienza rara e molto grave. Approvata in Europa nel 2016, Strimvelis ha permesso di trattare 43 pazienti con ADA-SCID dal 2000 ad oggi, 22 nel contesto dello sviluppo clinico (con circa 15 anni di follow-up), 19 dopo la messa in commercio del farmaco, e altri due pazienti hanno ricevuto la terapia genica con cellule CD34+ mobilizzate dal sangue periferico. Oggi la produzione e la distribuzione sono responsabilità di Fondazione Telethon, che ha salvato il farmaco dal ritiro dal mercato permettendone l’accesso a chi ne ha bisogno.

I 43 pazienti, con una media di follow-up di 5 anni (con dati che vanno dai 2,4 anni ai 15,4 anni), risultano tutti vivi e con una sopravvivenza senza interventi di 2 anni, cioè senza necessità di terapia a lungo termine con sostituzione enzimatica o trapianto di cellule staminali ematopoietiche allogeniche. A dicembre 2022, 17 pazienti sui 22 trattati prima dell’approvazione alla commercializzazione hanno riportato 52 eventi avversi dopo il trattamento, di cui 30 di origine infettiva: tutti si sono risolti e nessuno è stato fatale. Nel gruppo trattato con la terapia già approvata, 14 pazienti su 19 hanno riportato 22 effetti avversi non fatali, di cui 14 di origine infettiva, e tutti si sono completamente risolti.

In generale, si è osservata una persistenza a lungo termine delle cellule corrette geneticamente, la ricostituzione immunitaria e la diminuzione dei tassi di infezione. In futuro, la coorte di pazienti sopravvissuti a lungo termine permetterà al gruppo di ricerca di studiare anche l’eventuale insorgenza di altre problematiche non immunologiche. Grazie a questi dati, l’Agenzia Europea per i Medicinali (EMA) ha confermato un bilancio beneficio-rischio favorevole, tenendo conto dell’equilibrio tra il rischio intrinseco della malattia e le problematiche legate al trapianto di staminali ematopoietiche.

Attualmente in Italia né l’ADA-SCID né le altre immunodeficienze combinate gravi fanno parte del pannello nazionale di screening neonatale. Alcune regioni, però, hanno attivato dei progetti pilota: la prima è stata la Toscana, già nel 2011. Negli ultimi anni, come riportato sul quaderno per lo screening neonatale pubblicato dall’Osservatorio Malattie Rare, la Campania e la Liguria hanno condotto dei programmi di screening a scopo di ricerca, così come l’Azienda Ospedaliera Universitaria di Padova e il centro screening di Palermo. Le ultime regioni ad aver introdotto lo screening sono state l’Abruzzo, la Puglia e la Lombardia. Nel mondo, invece, tra i Paesi che hanno introdotto lo screening per questa patologia ci sono Germania, Regno Unito, Paesi Bassi, Svezia, Irlanda, Israele, Brasile, India e Stati Uniti.

Leggi l’articolo completo su Osservatorio Terapie Avanzate.

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