Acidemia metilmalonica con omocisitinuria, con lo screening possibile la presa in carico immediata

Acidemia metilmalonica con omocisitinuria, con lo screening possibile la presa in carico immediata

L’acidemia metilmalonica con omocistinuria tipo cblC (nota anche come deficit di cobalamina C o deficit di cblC) è un difetto congenito del metabolismo della vitamina B12 (o cobalamina) che si manifesta soprattutto in età neonatale. Il difetto alla base della malattia non consente la conversione dell’omocisteina in metionina, per cui, nel sangue, il livello di omocisteina è elevato, mentre quello della metionina è ridotto. L’interruzione del ciclo metabolico della metionina implica disturbi in numerose e importanti funzioni dell’organismo, a causa dell’alta concentrazione di omocisteina. La patologia causa anemia megaloblastica, letargia, ritardo della crescita e dello sviluppo, deficit cognitivo, convulsioni e deterioramento neurologico e retinico

Questo problema può essere identificato anche in fase prenatale; infatti, durante l’amniocentesi, possono risultare elevate l’omocisteina e l’acido metilmalonico (MMA); le gestanti, se trattate tempestivamente, possono evitare gravi conseguenze per il nascituro.

In un caso presentato dal professor Marco Spada (Direttore UO Malattie Metaboliche, Ospedale infantile Regina Margherita – A.O.U. Città della Salute e della Scienza di Torino) in occasione del Congresso 2018 della SIMMESN, a Catania, la gestante è stata trattata sin dalla 16esima settimana con dosi elevate di vitamina B12, che hanno permesso una buona evoluzione neurologica e cognitiva del feto, senza alterazioni retiniche. La bambina che è poi nata ha oggi 20 anni, e conduce una vita quasi regolare.

Quando l’esordio della malattia è alla nascita, lo screening neonatale è utile per iniziare subito una terapia sul nascituro. Al quinto giorno di vita si verificano gli innalzamenti di omocisteina e MMA, che in alcuni casi compaiono parallelamente a segni clinici quali ritardo della suzione e ipotonia assiale. Se si interviene subito, si può evitare o ridurre il ritardo neuro-psicomotorio.

“Dobbiamo pensare che molti di questi pazienti venivano all’attenzione medica all’età di 2-3 mesi, con quadri di grande problematica multisistemica”, sottolinea il prof. Spada. “Vi erano pazienti che finivano in rianimazione, in nefrologia, che avevano già un’encefalopatia grave. Oggi possiamo incidere in maniera definitiva sulla prognosi di questi pazienti. Casi di bambini che abbiamo diagnosticato a 5-6 giorni di vita, non hanno mostrato ritardo psicomotorio e hanno avuto un’ottima evoluzione. Il deficit di cobalamina C – conclude l’esperto – è sicuramente una malattia fetale che è possibile curare quando il bimbo è ancora nel grembo materno, prevenendo in maniera totale tutte le complicanze”.

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