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Malattia di Niemann-Pick di tipo C: “Con il nuovo metodo diagnostico abbiamo raddoppiato il tasso di rilevamento”

Malattia di Niemann-Pick di tipo C: “Con il nuovo metodo diagnostico abbiamo raddoppiato il tasso di rilevamento”

La rete NPC Brazil ha messo a punto una strategia a due livelli che potrebbe adattarsi ai programmi di screening neonatale

Porto Alegre (Brasile) – I ricercatori brasiliani hanno messo a punto un nuovo metodo, molto più efficace di quello utilizzato finora, per la diagnosi dei pazienti con malattia di Niemann-Pick di tipo C (NPC), una malattia da accumulo lisosomiale causata da un alterato metabolismo del colesterolo. La strategia parte da un’evidenza: nei test su macchie di sangue secco (dried blood spot, DBS), i pazienti con malattia di Niemann-Pick di tipo C – ma anche quelli con tipo A e B, forme oggi conosciute con il nome di deficit di sfingomielinasi acida (ASMD) – mostrano elevati livelli del biomarcatore lisosfingomielina-509 (LysoSM509).

L’approccio proposto è a due livelli: il primo è la quantificazione di LysoSM509 nei DBS mediante spettrometria di massa tandem con cromatografia liquida ad alte prestazioni, seguita dal secondo livello con sequenziamento di nuova generazione (NGS) dei geni NPC1 e NPC2. Questo metodo ha quasi raddoppiato il tasso di rilevamento rispetto alle performance del test sull’attività della chitotriosidasi come biomarcatore di primo livello.

Come spiegano i ricercatori sull’International Journal of Neonatal Screening, i campioni dried blood spot di 450 pazienti sospetti sono stati ricevuti dalla rete NPC Brazil. Trentatré campioni presentavano livelli elevati di LysoSM509 e in 25 di questi sono state identificate, mediante sequenziamento di nuova generazione, varianti classificate come patogene, probabilmente patogene o di significato sconosciuto nei geni NPC1 o NPC2.

Allo studio hanno preso parte anche il prof. Alberto Burlina e la dr.ssa Giulia Polo, dell’Unità Operativa Complessa Malattie Metaboliche Ereditarie dell’Azienda Ospedaliera Universitaria di Padova: da diversi anni, infatti, come raccontava Burlina in questo articolo, è in atto una collaborazione fra l’ospedale padovano e il prof. Roberto Giugliani, grande esperto brasiliano di screening neonatale.

“Prima della convalida del LysoSM509, la rete NPC Brazil analizzava esclusivamente i livelli di attività della chitotriosidasi, eseguendo l’analisi molecolare dei geni NPC1 e NPC2 nei campioni con una maggiore attività di questo biomarcatore”, spiegano gli autori dello studio. “Ma come abbiamo dimostrato, la chitotriosidasi non è un biomarcatore di screening affidabile: se avessimo utilizzato solo questo test come primo livello, avremmo perso la diagnosi di 14 pazienti NPC, il 56%. Il nostro programma di screening a due livelli, invece, ha mostrato un tasso diagnostico impressionante”.

Un metodo che potrebbe essere ulteriormente migliorato con l’aggiunta di un terzo livello, che prevede l’analisi di casi selezionati con l’utilizzo della tecnica di biologia molecolare MLPA (Multiplex Ligation-dependent Probe Amplification) nei due geni coinvolti. Questa strategia sembra adatta allo screening neonatale, a condizione di stabilire dei valori di riferimento appropriati nei neonati (valori che, come dimostrato, dipendono dall’età).

Sono però necessari degli studi pilota: solo così potremo confermare la sensibilità e la specificità di questo metodo per lo screening neonatale e chiarire ulteriormente l’incidenza della malattia”, concludono gli esperti. “È anche importante ricordare che attualmente non esistono terapie approvate per il trattamento dei pazienti NPC asintomatici, sebbene siano in corso diversi studi clinici con nuovi farmaci. A nostro avviso, quando queste terapie saranno approvate e disponibili, il fatto di avere un protocollo già stabilito potrà portare a prendere in considerazione questa malattia per l’inclusione nei programmi di screening”.

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