Intervista alla Prof.ssa Cristina Cereda sul modello centralizzato che garantisce diagnosi precoci e gestione efficiente dello screening neonatale
Regione Lombardia ha adottato un modello organizzativo di screening neonatale centralizzato, basato su un unico hub laboratoristico di riferimento: il Laboratorio di Screening Neonatale Regionale con sede all’Ospedale dei Bambini “V. Buzzi” di Milano. Questo approccio consente non solo un’elevata efficienza operativa, ma anche una rapida implementazione di nuovi test, grazie all’integrazione tra diverse tecnologie analitiche e competenze specialistiche.
Per approfondire il funzionamento e i vantaggi di questo modello, abbiamo intervistato la prof.ssa Cristina Cereda, Direttore del Laboratorio di Screening Neonatale di Regione Lombardia.
Professoressa, parliamo del modello organizzativo di screening neonatale della Regione Lombardia. Può spiegarci in cosa consiste e quale ruolo svolge il Laboratorio Regionale di Screening Neonatale?
“Il cuore del sistema gestionale del programma di screening neonatale in Lombardia è il Laboratorio di Screening Neonatale che funge da hub di tutto il sistema. Qui vengono ricevuti e processati tutti i campioni dei neonati nati nella regione per qualsiasi screening neonatale, consentendo una gestione univoca dei campioni e dei risultati. Per dare un’idea dell’impatto dei numeri gestiti dal Laboratorio, nel 2024 sono nati in Lombardia 65.140 neonati e sono stati eseguiti oltre 700.000 test, rispettando sempre i tempi previsti dalla normativa per la refertazione.
Il Laboratorio ha il compito di “effettuare lo screening neonatale mediante metodiche idonee, aggiornate e validate in base alle nuove evidenze scientifiche”, occupandosi sia degli esami di prima e seconda istanza sia di quelli di conferma diagnostica (DGR n. XI/110 e DGR n. XII/596).
Questo approccio centralizzato permette innanzitutto di effettuare un unico prelievo sui neonati, il cosiddetto cartoncino Guthrie, evitando prelievi multipli come avviene in altre regioni, e di avere in un unico laboratorio tutti i dati relativi allo screening neonatale.
Il Laboratorio Regionale della Lombardia è per sua natura un laboratorio multispecialistico in continua evoluzione, in cui si integrano tecniche varie tecniche: la spettrometria di massa, la biologia molecolare e le più innovative tecniche di sequenziamento massivo parallelo (NGS).
Infatti ogni screening neonatale richiede una tecnica specifica: la biochimica per le malattie metaboliche, la biologia molecolare per la SMA e la SCID, la citofluorimetria per le SCID, il sequenziamento genetico per i test di seconda istanza e per le conferme diagnostiche.
Avere un Laboratorio Regionale multispecialistico consente, da un lato, di eseguire tutti i test necessari per chiudere rapidamente i casi borderline e, dall’altro, di implementare le tecnologie analitiche più avanzate e scientificamente validate, garantendo la massima accuratezza e tempestività nell’identificazione precoce delle patologie rare.
Grazie a questa organizzazione, la Regione può implementare rapidamente nuovi screening neonatali in risposta alle più recenti evidenze scientifiche e ai bisogni emergenti della popolazione neonatale, concentrando le competenze professionali e contenendo i costi, in particolare quelli organizzativi”.
Può farci qualche esempio concreto?
“Un esempio significativo è stato l’attivazione dello screening neonatale per l’Atrofia Muscolare Spinale (SMA) all’interno dello stesso flusso operativo e gestionale degli screening neonatali metabolici, senza generare ulteriori costi di gestione. Inoltre, è possibile attivare rapidamente progetti pilota innovativi, come quelli avviati per lo screening neonatale dell’Adrenoleucodistrofia X-linked (X-ALD) e della Leucodistrofia Metacromatica, mantenendo invariato il modello organizzativo.
Lo stesso approccio è stato seguito anche per l’implementazione sempre più estesa del Next Generation Sequencing (NGS), non solo come conferma diagnostica, ma anche come test di seconda istanza.
Queste iniziative dimostrano come la centralizzazione delle analisi in un unico laboratorio altamente specializzato consenta di accelerare lo sviluppo e l’implementazione di nuovi test diagnostici, offrendo risposte rapide e affidabili”.
Quali sono i principali vantaggi di questo modello centralizzato?
“La centralizzazione offre numerosi vantaggi. Anzitutto, garantisce una maggiore efficienza operativa nelle fasi di accettazione, pre-analitica e stoccaggio dei campioni, riducendo a un solo prelievo l’impatto sul neonato. Inoltre, riduce significativamente i tempi di refertazione, grazie alla disponibilità, in un’unica sede, di tutte le tecnologie e competenze professionali necessarie. È frequente, ad esempio, che un risultato biochimico debba essere integrato con un’analisi in NGS, o che una variante di significato incerto trovi riscontro nella spettrometria di massa a supporto della sua patogenicità. Questo interscambio tra discipline consente diagnosi più rapide e accurate, riducendo i falsi positivi e il numero di richiami, con un beneficio anche per la serenità delle famiglie. Il modello permette inoltre una standardizzazione delle procedure diagnostiche, aumentando l’affidabilità dei test ed eliminando potenziali fonti di errore.
Dal punto di vista economico, consente un uso più razionale delle risorse, con una riduzione dei costi a carico del Servizio Sanitario Nazionale”.
Come avviene l’invio dei cartoncini Guthrie e la raccolta dei campioni per lo screening neonatale?
“In Regione Lombardia sono attivi 76 punti nascita o reparti di patologia neonatale, parte integrante del programma di screening, da cui provengono i cartoncini di Guthrie, prelevati tra le 48 e le 72 ore di vita. I campioni vengono registrati tramite una piattaforma gestionale direttamente nei reparti e inviati al Laboratorio in apposite buste, tramite i servizi di trasporto dei materiali biologici ospedalieri.
Nel Laboratorio è attivo un sistema di check-in che consente di monitorare ogni fase della produzione. Questa logistica ben strutturata consente l’attivazione quotidiana di allarmi in caso di ritardi o mancata consegna.
Anche la restituzione dei referti è gestita tramite la piattaforma informatica, con l’emissione di un referto di screening neonatale per ogni neonato, indipendentemente dall’esito. La richiesta di campioni aggiuntivi (altri cartoncini, plasma e/o urine) è ugualmente informatizzata, permettendo un’attivazione rapida dei percorsi di conferma in caso di risultati da approfondire”.
Qual è il ruolo dei Centri Clinici di Riferimento (CCR) in questo modello?
“I Centri Clinici di Riferimento (CCR), che sono l’altro aspetto integrante del percorso, individuati per Delibera Regionale per ciascuna patologia o gruppo di patologie, operano in stretta sinergia con il Laboratorio Regionale di Screening Neonatale. Il Laboratorio attiva il collegamento tra il punto nascita che ha in carico il neonato potenzialmente positivo e il CCR competente, che si occuperà della presa in carico del bimbo e del supporto alla famiglia.
Attualmente il sistema prevede 7 CCR: 2 per la fibrosi cistica, 5 per l’ipotiroidismo congenito, 1 per l’iperplasia surrenalica, 2 per la fenilchetonuria, 4 per le malattie metaboliche e 1 per la SMA. Il Laboratorio resta a disposizione per i test di conferma diagnostica e anche per le analisi di follow-up o i monitoraggi di dietoterapia.
Questa collaborazione garantisce che ogni neonato riceva tempestivamente le cure più appropriate, ottimizzando i tempi e l’efficacia dell’intervento terapeutico e che sia preso in carico e seguito nel tempo”.
Quali sono le prospettive future per il modello di screening neonatale in Lombardia?
“Regione Lombardia ha sempre dimostrato grande attenzione verso il miglioramento continuo del programma di screening neonatale. Sono in corso valutazioni per l’ampliamento del pannello delle patologie oggetto di screening neonatale, in linea con le più recenti evidenze scientifiche. Siamo prossimi all’introduzione dello screening neonatale per SCID e X-ALD, con una delibera regionale dedicata e stiamo già lavorando per l’introduzione delle malattie lisosomiali nel panel regionale.
Inoltre, grazie al sostegno della Regione e della Fondazione Cariplo, il Laboratorio ha potuto integrare le metodiche biochimiche tradizionali con l’analisi genomica di ultima generazione, migliorando ulteriormente la precisione e la tempestività diagnostica e ampliando il potenziale del programma di screening neonatale anche a screening genomici”.
Quali miglioramenti potrebbero essere apportati al modello attuale?
“Ci sono sempre margini di miglioramento. Stiamo sviluppando un sistema informatico più avanzato per ottimizzare la comunicazione tra Laboratorio, punti nascita e Centri Clinici di Riferimento, con l’obiettivo di ridurre ulteriormente i tempi di trasmissione delle informazioni e di monitorare in modo più efficiente. Stiamo anche rivedendo il percorso informativo destinato alle famiglie, con il coinvolgimento di ginecologi e ostetriche dei corsi pre-parto. È in fase di progettazione un’App per la raccolta dei consensi informati, con l’obiettivo di facilitare l’adesione agli screening neonatali facoltativi o genetici.
Un’altra area di sviluppo riguarda l’introduzione di algoritmi di machine learning ed intelligenza artificiale, per affinare l’analisi dei dati, migliorare la selezione dei casi positivi e potenziare la capacità predittiva dei test.
Infine, sarebbe auspicabile una semplificazione delle procedure burocratiche per l’attivazione di nuovi screening neonatali, rendendo il processo più snello e reattivo rispetto alle innovazioni scientifiche”.
Una volta completato il percorso di screening, con conferma diagnostica, per i piccoli malati è essenziale che la presa in carico sia tempestiva e a trecentosessanta gradi. Per dare una panoramica esaustiva delle procedure lombarde, abbiamo chiesto alla dr.ssa Erica Daina, responsabile della rete Malattie Rare di regione Lombardia, come prosegue il percorso del neonato identificato nell’ambito dello screening neonatale?
Le malattie oggetto di screening sono condizioni rare, di origine genetica, estremamente variabili nella loro incidenza, espressione biochimica, molecolare e clinica. Come si è detto, la diagnosi precoce di queste malattie è molto importante, perché consente di iniziare tempestivamente terapie e diete specifiche, prima che si possano determinare gravi danni all’organismo del neonato affetto. I piccoli pazienti e i loro familiari, una volta definiti gli aspetti diagnostici e il percorso assistenziale ad opera degli specialisti dei CCR, vengono seguiti nell’ambito della Rete malattie rare di Regione Lombardia in collaborazione con il pediatra e le strutture territoriali.
Uno strumento ritenuto particolarmente rilevante nella nostra regione è rappresentato dalla redazione e condivisione di Percorsi Diagnostici, Terapeutici e Assistenziali (PDTA) per le diverse malattie rare. Iniziato nel 2009, il progetto per lo sviluppo dei PDTA si propone di promuovere il confronto tra gli specialisti di riferimento, in modo da definire criteri diagnostici e di prescrizione farmacologica o riabilitativa assistenziale appropriati e condivisi. Nell’ambito delle malattie oggetto di screening, la condivisione dei PDTA è considerata prioritaria e i documenti, redatti anche con il contributo delle Associazioni, si stanno via via arricchendo di sezioni relative al percorso del paziente identificato tramite screening neonatale.
Al Centro di Coordinamento della Rete regionale Malattie Rare dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS è inoltre affidato il compito del monitoraggio epidemiologico attraverso l’analisi dei dati inseriti nel Registro regionale malattie rare.