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Un nuovo approccio per la MLD: validato in Toscana un algoritmo di screening neonatale a tre livelli

Un nuovo approccio per la MLD: validato in Toscana un algoritmo di screening neonatale a tre livelli

Una ricerca condotta all’Ospedale Meyer dimostra la fattibilità di un test combinato per identificare precocemente i neonati affetti da leucodistrofia metacromatica

All’interno del panorama italiano dello screening neonatale, una recente pubblicazione sull’International Journal of Neonatal Screening descrive i risultati di uno studio di fattibilità condotto all’Ospedale Pediatrico Meyer di Firenze per valutare un algoritmo di screening neonatale per la leucodistrofia metacromatica (MLD). Lo studio – frutto di un progetto pilota avviato in Toscana e condotto su oltre 42.000 campioni – propone e valida un approccio diagnostico su tre livelli, integrabile nel flusso dello screening neonatale esteso. La ricerca si inserisce nel contesto più ampio della crescente attenzione verso patologie rare trattabili in fase precoce, anche grazie alla disponibilità di nuove terapie.

OBIETTIVO DELLO STUDIO E CONTESTO OPERATIVO

L’obiettivo dichiarato è valutare la fattibilità di un algoritmo di screening multiplo per la MLD che possa essere integrato nella routine dei laboratori pubblici. Il progetto si colloca nell’ambito della rete regionale toscana per lo screening neonatale, con la prospettiva di estendere il modello a livello nazionale.

Il razionale alla base è duplice: da un lato la disponibilità di nuove terapie, come il trapianto di cellule staminali ematopoietiche e la terapia genica; dall’altro, la necessità di identificare i pazienti prima dell’esordio clinico per massimizzare l’efficacia del trattamento. Per questi motivi, diventa cruciale uno strumento di screening in grado di distinguere, in tempi rapidi e con elevata accuratezza, tra soggetti sani, portatori, casi sospetti e affetti da pseudodeficit.

L’ALGORITMO A TRE LIVELLI: STRUTTURA E FUNZIONALITÀ

L’approccio proposto si articola su tre livelli diagnostici progressivi, partendo dalla quantificazione dell’attività enzimatica dell’ARSA (l’enzima arilsulfatasi A, coinvolto nella degradazione di specifici solfati nei lisosomi). Il primo livello utilizza una metodica fluorimetrica validata internamente al laboratorio su DBS (dried blood spot). Solo i campioni con attività al di sotto di un certo valore soglia (cut-off) accedono al secondo livello, che consiste nella misurazione dell’attività dell’enzima su leucociti isolati da sangue fresco.

Il terzo livello è rappresentato dall’analisi molecolare del gene ARSA, finalizzata a confermare o escludere la presenza di mutazioni patogenetiche. In aggiunta, in alcuni casi è stata effettuata la quantificazione dei solfatidi urinari, per supportare la diagnosi nei casi dubbi.
Questo schema, progressivo e selettivo, è stato pensato per ridurre i falsi positivi e limitare gli esami di secondo e terzo livello ai soli campioni effettivamente sospetti.

VALUTAZIONE SPERIMENTALE E RISULTATI PRELIMINARI

L’algoritmo è stato testato su un’ampia coorte di neonati: 42.262 campioni raccolti tra marzo 2023 e febbraio 2025. I test sono stati condotti su campioni residui di DBS, nel rispetto delle normative italiane e con consenso informato.

La performance tecnica della metodica è stata preliminarmente validata su un campione di pazienti già diagnosticati con MLD, portatori asintomatici e individui con pseudodeficit, per verificare la capacità discriminativa del test. In particolare, la combinazione tra i livelli diagnostici si è dimostrata efficace nel distinguere i diversi profili biochimici, supportando la possibilità di una stratificazione accurata dei casi.

Gli autori evidenziano che nessun falso positivo è emerso nei campioni della popolazione generale, mentre è stato possibile identificare correttamente i casi positivi nel gruppo di controllo. Il sistema, pur non producendo ancora risultati definitivi in termini di prevalenza, mostra una buona applicabilità operativa.

PROSPETTIVE DI IMPLEMENTAZIONE E RIFLESSIONI CONCLUSIVE

Lo studio fiorentino dimostra che uno screening per la MLD è tecnicamente realizzabile all’interno del sistema pubblico, a condizione che si adotti una strategia multipla e modulare. Il valore aggiunto di questo approccio risiede nella possibilità di mantenere un’elevata specificità, evitando al contempo sovradiagnosi e inutili ansie familiari.

I ricercatori sottolineano che l’integrazione di metodiche differenti – biochimiche e genetiche – consente di affrontare le principali criticità associate a questa patologia, come l’esistenza di pseudodeficit o la presenza di varianti di incerto significato.

I prossimi passi, come indicato dagli autori, riguarderanno l’analisi conclusiva dei dati raccolti entro la fine del programma e la valutazione di eventuali casi confermati, che permetteranno di affinare ulteriormente l’algoritmo e stimare la reale incidenza della malattia in popolazione generale.

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