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Screening neonatale: diagnosticata in Italia una rara malattia metabolica

Screening neonatale: diagnosticata in Italia una rara malattia metabolica

La scoperta italiana sottolinea il valore dello screening neonatale esteso anche per patologie ultrarare e ancora non incluse nei panel

Per la prima volta in Italia, lo screening neonatale ha permesso di identificare un caso di deficienza di metilmalonil-CoA epimerasi (MCEE), un rarissimo difetto metabolico finora mai rilevato in questo contesto. Un test specifico per il deficit di MCEE non è incluso nei pannelli di screening neonatale, ma può essere identificato incidentalmente durante lo studio dell’acidemia metilmalonica e dell’acidemia propionica. La scoperta è stata descritta, sotto forma di case study, in uno studio pubblicato sull’International Journal of Neonatal Screening.

LA MCEE

La malattia, causata da una mutazione nel gene della metilmalonil-CoA epimerasi umana (MCE), ostacola il corretto utilizzo di alcune proteine e grassi da parte dell’organismo. I sintomi, quando presenti, possono comparire nei primi anni di vita sotto forma di crisi metaboliche, soprattutto in concomitanza con infezioni o altri stress, ma in molti casi il disturbo resta asintomatico.

La metilmalonil-CoA epimerasi è un enzima fondamentale in una tappa intermedia della degradazione di alcune proteine e grassi, che confluiscono poi nel ciclo di Krebs, il grande motore energetico delle nostre cellule. La MCEE, descritta per la prima volta nel 2006, è considerata estremamente rara e spesso si manifesta con quadri clinici lievi o addirittura asintomatici.

UNO SCREENING NON SPECIFICO MA UTILE

Non essendo inclusa nel pannello di screening neonatale, la patologia può essere identificata tramite la misurazione dei livelli di propionilcarnitina (C3) che, se risultano aumentati, possono condurre a un’analisi di conferma su altri metaboliti e poi all’accertamento genetico. Bisogna sottolineare che livelli anomali di C3 non sono specifici della malattia, per cui è necessario un test di secondo livello per rilevare l’omocisteina totale (Hcy), l’acido metilmalonico e l’acido 2-metilcitrico (MCA) per escludere falsi positivi.

La bambina diagnosticata è nata sana e senza complicazioni, e al secondo giorno di vita è stato eseguito il classico prelievo dal tallone per lo screening neonatale. L’analisi ha rivelato valori alterati di alcuni metaboliti (C3 e MCA), spingendo i medici di Trento e Verona ad approfondire le analisi. Gli esami genetici hanno individuata una mutazione già nota nel gene MCE, pur in assenza di segni clinici.

Raggiunto l’anno di età, la bambina mostra una crescita regolare e non sta seguendo una terapia (consigliata una dieta normoproteica e una restrizione proteica durante malattie intercorrenti). Non ha mai avuto episodi di scompenso metabolico.

PERCHÉ È IMPORTANTE?

Il deficit di MCEE rimane una condizione poco conosciuta, con quadri clinici variabili e ancora difficili da prevedere. Secondo gli autori, questo caso dimostra che la deficienza di MCEE, pur non essendo inclusa ufficialmente nei pannelli di screening neonatale, può essere individuata incidentalmente grazie alle analisi di secondo livello già previste per altre malattie metaboliche, come l’acidemia propionica o la metilmalonica. La diagnosi di MCEE mediante screening neonatale è oggi ancora difficile, ma questo caso contribuisce alla caratterizzazione biochimica di questa malattia rara. Raccogliere nuovi casi permetterà di capire meglio l’evoluzione della deficienza di metilmalonil-CoA epimerasi e come gestirla nel tempo.

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