Il bilancio dei ricercatori di Zagabria: in un anno sono stati testati 32.655 neonati, fra i quali ne sono stati individuati cinque affetti. Solo lo 0,03% dei genitori ha rifiutato l’esame
Zagabria (Croazia) – Il traguardo era ambizioso: entro il 2025 i programmi di screening neonatale in tutti i Paesi europei avrebbero dovuto includere un test per l’atrofia muscolare spinale. L’obiettivo non è stato raggiunto, ma la situazione è in via di miglioramento: secondo i dati raccolti dalla SMA NBS Alliance i bambini sottoposti al test alla nascita sono il 72% se si considera l’Europa “allargata” (inclusa la Russia, la Turchia e i tre Paesi del Caucaso meridionale), mentre scendono al 64% contando solo l’Unione Europea.
A far aumentare la percentuale, recentemente, è stata la Croazia, che il 1° marzo 2023 ha avviato un progetto pilota per la diagnosi precoce di questa malattia neuromuscolare e degenerativa. Un anno dopo, i ricercatori di Zagabria hanno fatto il bilancio dell’esperienza sulle pagine dell’International Journal of Neonatal Screening.
I RISULTATI DEL PROGETTO PILOTA
Come riportano gli studiosi, sono stati testati complessivamente 32.655 neonati, fra i quali ne sono stati individuati cinque affetti da SMA: ciò ha consentito un inizio precoce del trattamento e ha prevenuto la progressione della malattia. Per i pazienti affetti da SMA, infatti, la prognosi è migliorata grazie allo sviluppo di diverse terapie modificanti la malattia, tutte disponibili in Croazia, e i migliori risultati si ottengono quando il trattamento viene somministrato prima della comparsa dei sintomi: ciò rende lo screening neonatale un’arma cruciale.
La scelta dei genitori è ricaduta in un caso sul farmaco risdiplam, in un caso su nusinersen e in un caso sulla terapia genica onasemnogene abeparvovec. Una paziente non ha ricevuto alcun trattamento a causa della presenza di sei copie del gene SMN2, ma è sotto costante monitoraggio e finora non ha mostrato segni clinici della malattia. Non si sono verificati falsi positivi o falsi negativi, e l’incidenza determinata – un caso su 8.163 neonati – è coerente con i dati rilevati negli altri Paesi europei.
I PROBLEMI LOGISTICI E ORGANIZZATIVI
Il laboratorio di screening neonatale situato presso il Centro Ospedaliero Universitario di Zagabria è l’unico in Croazia: riceve e analizza quotidianamente dai 150 ai 200 campioni di neonati provenienti da tutto il Paese, compresi quelli dei bambini nati in casa. Effettua dal 1978 test per la fenilchetonuria e dal 1985 per l’ipotiroidismo congenito; nel 2017 sono state aggiunte al programma sei ulteriori patologie: aciduria isovalerica, aciduria glutarica di tipo I, deficit di assorbimento della carnitina, deficit di acil-CoA-deidrogenasi a catena media, deficit di acil-CoA-deidrogenasi a catena molto lunga e deficit di 3-OH-acil-CoA-deidrogenasi a catena lunga (isolato o come parte di un deficit proteico trifunzionale).
Nel 2023, con l’aggiunta della SMA nel pannello di screening esistente, è stato necessario superare diversi problemi logistici e organizzativi: per un’efficace implementazione del programma è stato essenziale coordinare una serie di procedure con il supporto di tutti i partecipanti, dagli operatori sanitari ai genitori. Il primo passo è stata l’approvazione da parte del Ministero della Salute della proposta di progetto, accompagnata dalla garanzia per le risorse finanziarie destinate a coprire la formazione del personale, l’acquisto di reagenti e di nuove attrezzature. La scadenza per l’inizio del progetto, inoltre, è stata notevolmente anticipata per la pressione dell’opinione pubblica.
DALLE ANALISI BIOCHIMICHE AI TEST GENETICI
Un altro problema da risolvere era quello di predisporre uno spazio sterile per la manipolazione dei campioni di DNA, e ciò è stato reso possibile grazie a un pediatra che ha ceduto il suo studio situato accanto al laboratorio, poi ristrutturato e dotato di una lampada UV, una cabina di sterilizzazione UV e due dispositivi qPCR. Il personale non aveva alcuna esperienza pregressa in tecniche molecolari: il laboratorio, infatti, non aveva mai eseguito test genetici, ma solo analisi biochimiche. Perciò sono stati assunti due biologi molecolari che hanno avuto il compito di eseguire le analisi e istruire i colleghi sull’utilizzo dei campioni di DNA, e sono stati reclutati anche due neuropediatri. Il team si riunisce ogni settimana e comunica quotidianamente i risultati dello screening in un gruppo WhatsApp dedicato.
Il personale medico di tutti gli ospedali materno-infantili in Croazia è stato informato dell’espansione dello screening e dell’importanza di un corretto campionamento, e le informazioni disponibili sul sito web del Centro Ospedaliero Universitario di Zagabria sono state aggiornate. Infine, è stato stabilito un nuovo flusso di lavoro adattato alle nuove condizioni. Il progetto pilota non ha avuto alcun impatto negativo sulle prestazioni del programma esistente, il che ha dimostrato che è possibile aggiungere più malattie ai pannelli di screening senza interrompere il flusso di lavoro di laboratorio già consolidato.
SOLO LO 0,03% DI RIFIUTI
In Croazia lo screening è obbligatorio, quindi non è richiesto il consenso individuale; tuttavia, i genitori hanno il diritto di rifiutarlo e, in quel caso, sono obbligati a firmare una dichiarazione. Durante lo studio pilota, solo lo 0,03% dei genitori o dei tutori ha rifiutato lo screening, e la maggior parte dei rifiuti si è verificata all’inizio del progetto. “Poiché il tema è stato ampiamente trattato dai media, si è verificata un’inevitabile diffusione di commenti negativi e imprecisi attraverso i social network, e ciò ha probabilmente causato paura tra le donne in gravidanza”, sottolineano i ricercatori.
“Genitori e caregiver, provenienti da contesti diversi e con diversi livelli di istruzione, devono prendere una decisione sulla terapia in tempi molto brevi. Per questo motivo, è di fondamentale importanza avere a disposizione un team di consulenza multidisciplinare”, concludono. “Un solido supporto psicologico, inoltre, è fondamentale non solo nei primi giorni dopo la diagnosi, ma anche nelle fasi successive del percorso di accettazione della malattia del proprio figlio”.