NewsScreening neonatale approfondimento

Lo screening neonatale (anche) come sentinella dell’immunità contro RSV

Lo screening neonatale (anche) come sentinella dell’immunità contro RSV

Un’applicazione nuova per uno strumento vecchio: i campioni residui di sangue essiccato possono essere usati per misurare i livelli di anticorpi contro il virus respiratorio sinciziale

In Italia lo screening neonatale fatto su carta assorbente – quello che in inglese si chiama dried blood spot (DBS) – è il punto di partenza per la diagnosi precoce di decine di malattie, tra cui quelle metaboliche, la fenilchetonuria e la fibrosi cistica. Poche gocce di sangue, un programma universale, centinaia di migliaia di neonati all’anno: un’infrastruttura di raccolta biologica che non ha equivalenti per ampiezza e sistematicità. Cosa succederebbe se quella stessa infrastruttura potesse essere usata per rispondere anche ad altre domande? Magari non solo sulla salute del singolo neonato, ma sulla salute immunitaria di un’intera popolazione? È questa l’idea alla base di uno studio pubblicato ad aprile 2026 sul Journal of Clinical Virology da un gruppo di ricercatori della University of British Columbia e del BC Children’s Hospital Research Institute di Vancouver (Canada).

Il lavoro, supervisionato da Pascal M. Lavoia, dimostra per la prima volta che i campioni residui del programma di screening neonatale della British Columbia possono essere usati per quantificare, su scala di popolazione, i livelli di anticorpi materni contro il virus respiratorio sinciziale (RSV), trasferiti al neonato attraverso la placenta. La goccia di sangue raccolta dal tallone di ogni neonato nelle prime 24-72 ore di vita è uno degli strumenti di sanità pubblica più collaudati e capillari che esistano. Le possibili applicazioni possono aumentare, con implicazioni importanti per la sorveglianza epidemiologica.

UN’INFEZIONE COMUNE, UN PROBLEMA DI SORVEGLIANZA APERTO

Sebbene possa infettare individui di qualsiasi età, il virus respiratorio sinciziale è la principale causa di infezione respiratoria nei primi anni di vita. Nei neonati e nei lattanti, in particolare nei prematuri e nei bambini con cardiopatie congenite, può causare bronchioliti gravi che richiedono ospedalizzazione. A livello globale è responsabile di milioni di ricoveri pediatrici ogni anno.

Negli ultimi anni il panorama preventivo è cambiato significativamente: sono disponibili un vaccino materno e un anticorpo monoclonale a lunga durata raccomandato per la profilassi passiva in tutti i neonati. Questi strumenti hanno dimostrato di ridurre significativamente il rischio di RSV grave nel primo semestre di vita.

Ma nonostante questi progressi, un nodo rimane aperto: il rapporto tra immunità di popolazione e intensità delle epidemie stagionali di RSV è ancora poco compreso. Non si sa con precisione quanta protezione anticorpale – materna, derivante da infezioni pregresse o da vaccinazione – esista nella popolazione in un dato momento, né come questa vari geograficamente o stagionalmente. Per rispondere a queste domande servono strumenti di sorveglianza a basso costo e ad ampia copertura. I DBS neonatali, suggerisce questo studio, potrebbero rispondere a questa necessità.

LO STUDIO: METODO, CAMPIONI, RISULTATI

Il gruppo canadese ha lavorato sui campioni residui del BC Newborn Screening Program, il programma di screening neonatale della British Columbia che raccoglie e conserva i DBS di circa 44.000 neonati l’anno. I campioni residui, cioè quelli che rimangono dopo le analisi di screening routinarie, vengono conservati a temperatura ambiente per dieci anni e possono essere usati per ricerche di interesse pubblico, in forma de-identificata, dopo approvazione del comitato etico del programma.

Lo studio ha lavorato su due gruppi di campioni: 120 DBS raccolti tra febbraio e maggio 2024, e 159 DBS raccolti tra giugno e settembre 2024, tutti provenienti dall’area metropolitana di Vancouver, prima dell’avvio della stagione RSV 2024-2025.

Il metodo sviluppato prevede l’eluizione degli anticorpi dal cartoncino di carta assorbente e la successiva quantificazione tramite due approcci complementari. Il primo è un saggio immunologico a elettrochemiluminescenza (ECL) che misura i livelli di IgG specifiche per cinque antigeni di RSV. Il secondo è un saggio di microneutralizzazione virale che misura la capacità degli anticorpi di inibire l’infezione da RSV in cellule in coltura.

I risultati sono solidi su più dimensioni, ma c’è un limite rilevante: circa il 42% dei campioni DBS del secondo gruppo è risultato al di sotto del limite inferiore di quantificazione del saggio di neutralizzazione. Questo riflette il fatto che gli anticorpi estratti da DBS sono circa 20 volte meno concentrati rispetto al siero, limitando la sensibilità del saggio. Gli autori sottolineano la necessità di ulteriori ottimizzazioni del protocollo per migliorare la resa.

IL VALORE DEI DBS RESIDUI: UNA RISORSA GIÀ ESISTENTE

Il punto concettualmente più rilevante di questo lavoro non è tecnico, ma sistemico. I DBS neonatali vengono già raccolti universalmente, da ogni neonato, in tutti i Paesi che hanno programmi di screening ed esistono già strutture di laboratorio dedicate alla loro gestione. Tutto questo ha un costo, quello del programma di screening, che viene sostenuto indipendentemente da qualsiasi utilizzo aggiuntivo.

Sfruttare i campioni residui per studi di epidemiologia significa quindi ottenere dati di sorveglianza immunitaria di popolazione senza dover costruire un’infrastruttura parallela, senza reclutamento attivo di soggetti, senza prelievi aggiuntivi. Il campione, per di più, ha un vantaggio unico rispetto a qualsiasi altra fonte: le IgG rilevate nel sangue del neonato nelle prime 24-48 ore di vita sono essenzialmente anticorpi materni trasferiti per via transplacentare. Misurare gli anticorpi RSV nel neonato equivale quindi, in larga misura, a misurare lo stato immunitario della madre al momento del parto e, per estensione, della popolazione femminile in età fertile di una determinata area geografica in un dato periodo.

Questo approccio non è del tutto nuovo: in letteratura esistono precedenti sull’uso di DBS residui per la sorveglianza sierologica di SARS-CoV-2 e dello Streptococco di gruppo B. Ma la sua applicazione sistematica all’RSV, con validazione della stabilità dei campioni e della correlazione con i titoli neutralizzanti, rappresenta un avanzamento metodologico.

UN ORIZZONTE PIÙ AMPIO PER LO SCREENING NEONATALE

Avere uno strumento per misurare i livelli di immunità RSV alla nascita su scala di popolazione potrebbe rispondere a domande concrete: i programmi di vaccinazione materna stanno raggiungendo le donne che ne beneficerebbero di più? Esistono aree geografiche o stagioni in cui la copertura anticorpale alla nascita è sistematicamente inferiore? Come cambia il profilo immunitario delle coorti neonatali negli anni successivi all’introduzione della vaccinazione?

È un utilizzo che configura i campioni di screening neonatale come una risorsa di sorveglianza attiva, non solo passiva. Lo studio si inserisce in una riflessione più ampia sul potenziale non sfruttato dei programmi di screening neonatale come infrastrutture di salute pubblica. La goccia di sangue prelevata dal tallone del neonato nasce per trovare malattie rare e trattarle prima che causino danni irreversibili ed è questa la sua missione primaria, che rimane centrale. Ma la stessa carta assorbente, con i campioni residui, può diventare una finestra sulla salute della popolazione.

La sfida è costruire i framework etici, normativi e organizzativi per valorizzare questa risorsa in modo trasparente, con il consenso delle famiglie e nel rispetto della privacy, senza mai compromettere la fiducia che le persone ripongono nello screening neonatale. Questa pubblicazione è un primo passo in questa direzione, con i limiti chiari di uno studio proof-of-concept ma con la concretezza di un metodo validato e di un programma scalabile.

Next article Leucodistrofia metacromatica: sostegno di SIMMESN e SIN alla campagna “Stop MLD Italia”
Previous article Al via in Sardegna lo screening neonatale per l'Atrofia Muscolare Spinale

Related posts