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Screening neonatale deficit di biotinidasi: l’esperienza virtuosa del Piemonte

Screening neonatale deficit di biotinidasi: l’esperienza virtuosa del Piemonte

In 37 anni di screening attivo su tutti i nuovi nati sono stati individuati 52 neonati affetti, prontamente sottoposti a terapia integrativa di biotina

Trentasette anni di esperienza tutta italiana hanno recentemente dimostrato l’importanza e l’efficacia dello screening neonatale per il deficit di biotinidasi, con possibilità di intervenire tempestivamente con terapia integrativa della biotina, grazie alla quale tutti i pazienti sono risultati ancora asintomatici nel follow-up a lungo termine.

Tra il gennaio 1987 e il dicembre 2023, infatti, presso il Dipartimento di Pediatria e il Laboratorio di Screening Neonatale dell’AOU Città della Salute e della Scienza di Torino, sono stati 1.289.389 i nuovi nati sottoposti a screening neonatale con valutazione quantitativa dell’attività della biotinidasi su macchie di sangue essiccato (DBS) raccolte entro le prime 72 ore di vita. Gli esiti di questa lunga esperienza sono stati raccolti in un articolo dal titolo “Biotinidase deficiency: outcomes of 37 years-experience of newborn screening in Turin, Italy”, pubblicato sul primo numero del Journal of Innate Metabolism (JIM), uscito alla fine dello scorso mese di febbraio.

IL DEFICIT DI BIOTINIDASI

Il deficit di biotinidasi è una patologia metabolica, di origine genetica, che porta alla carenza dell’enzima biotinidasi, la quale può avere importanti effetti sul sistema nervoso, i muscoli, la pelle, e sulla normale crescita del bambino

Il difetto enzimatico compromette il metabolismo di diversi aminoacidi, la sintesi del glucosio e degli acidi grassi. La presentazione clinica naturale del deficit di biotinidasi è estremamente variabile: letargia, ipotonia muscolare, crisi miocloniche di grande male, atassia, ritardo dello sviluppo, perdita dell’udito neurosensoriale, disturbi oftalmologici (ad esempio congiuntivite, atrofia ottica), rash cutaneo e/o alopecia sono i risultati clinici più comuni nei pazienti non trattati o trattati tardivamente.

La carenza di biotinidasi può essere trattata efficacemente con dosi farmacologiche di biotina, prevenendo o migliorando la maggior parte dei segni e dei sintomi. Tuttavia, l’atrofia ottica, la perdita dell’udito e le disabilità cognitive possono essere irreversibili e non rispondere al trattamento. Dopo la scoperta e la caratterizzazione biochimica del deficit di biotinidasi, lo screening neonatale ha permesso di identificare i pazienti con deficit di biotinidasi alla nascita, consentendo l’anticipazione del trattamento e ottimizzando i risultati clinici a lungo termine.

Il deficit da biotinidasi è, infatti, fra le patologie ricercate nello screening metabolico allargato neonatale a cui vengono sottoposti tutti i nuovi nati. È perciò possibile intervenire sul deficit prima ancora che il paziente manifesti i primi sintomi. 

Nel Centro di riferimento regionale per lo screening neonatale del Piemonte e Valle d’Aosta e nel Centro di riferimento regionale per la diagnosi e la cura degli errori congeniti del metabolismo, il deficit di biotinidasi è stato incorporato nel programma di screening neonatale dall’inizio del 1987.

I TEST DI SCREENING

Prima del 2017, lo screening neonatale per il deficit di biotinidasi veniva eseguito utilizzando un test colorimetrico semiquantitativo, un metodo che ha permesso di distinguere i campioni normali (di colore viola) da quelli carenti di biotinidasi (di colore paglierino). Dal 2017, lo screening neonatale per il deficit di biotinidasi viene eseguito utilizzando una valutazione quantitativa dell’attività della biotinidasi su macchie di sangue essiccato (DBS) raccolte entro le prime 72 ore di vita.

In caso di risultato positivo, viene eseguito il test di secondo livello. Se i valori anomali vengono confermati, i neonati vengono sottoposti a una misurazione quantitativa dell’attività sierica della biotinidasi e a una valutazione clinica e molecolare.

I RISULTATI DI 37 ANNI DI ESPERIENZA

Sui 1.289.389 neonati sottoposti a screening, sono stati 52 i pazienti con deficit profondo o parziale di biotinidasi, con un risultato di incidenza di 1 su 25.000.

Tutti i pazienti identificati sono stati trattati e presi in carico dalla Città della Salute e della Scienza di Torino, attraverso un monitoraggio costante. La terapia con biotina è stata somministrata a 10 o 20 mg/giorno rispettivamente in pazienti con deficit parziale o profondo di biotinidasi. Con questo trattamento, tutti i pazienti sono risultati asintomatici nel follow-up a lungo termine. Inoltre, non sono stati segnalati effetti avversi, nemmeno nei pazienti trattati per oltre 35 anni.

Questa esperienza conferma l’efficacia dello screening neonatale e del trattamento precoce nel deficit di biotinidasi.

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